Capitolo 16°: Me, myself..and I?
“….Era esattamente lì il posto giusto dove essere in quel momento.
Da bambino ricordo che i miei segreti si impigliavano nelle rughe di un noce che avevo in giardino. Seduto li sotto sentivo scorrere la vita sotto quella corteccia e, di riflesso, la sentivo scorrere anche dentro di me.
Non so bene perchè mi ero affezionato così tanto a quel albero.
Io con gli alberi ho sempre avuto un rapporto particolare. Un rapporto di simpatia.
Prima di tutto, da bambino, li immaginavo come persone dalla capigliatura anni ’70 e questo li dotava già di un punteggio tendente alla “simpatia estrema”.
Piccola parentesi: io vedo anche visi sorridenti al posto delle unghie quindi non sono molto normale.
Ricordo che da bambino più di una volta mia nonna mi guardava con aria sconsolata come si fa con quei soggetti per i quali non c’è più niente da fare.
Ma torniamo dove eravamo rimasti.
Il mio noce oggi è ancora li, più vecchio, un po’ più spelacchiato ma c’è. Custode instancabile dei miei pensieri e dei tumulti di un bambino di quell’età.
Ora mi ritrovo nel mio angolino. Un angolo della mia camera diventa un momento di riflessione ogni volta che lo occupo. Non so bene il perchè. Ci giocavo da piccino e ora serve da confessionale con me stesso.
Accucciato li non sapevo ancora bene cosa fare.
Sono solito piantarmi in questi casini inenarrabili per finire in fondo, a fare la scelta sbagliata.
E’ così. Non so ancora bene cosa sono e cosa voglio ma non demordo.
Work in progress. La mia casetta è una favola anche se “Che fatica pulire”.
Va beh..farò pratica pian piano…”
La lettera per Fede era interminabile. Qualche volta usavamo anche questo metodo per sfogarci sui nostri rispettivi problemi. O anche solo per scrivere come buttava.
Jeff Buckley intonava Grace mentre continuavo a scrivere il flusso dei miei pensieri. A dire la verità nessun foglio avrebbe potuto contenere quello che avrei voluto davvero scrivere. Non sapevo come dove e quando lo avrei avvisato del fatto che avrei voluto trasferirmi a breve. Niente di definitivo ma il desiderio di vivere anche solo per un periodo all’estero mi attanagliava la gola ormai da qualche tempo.
Avevo deciso, Ero andato su internet e mi ero interessato per andare a vivere a Barcellona. Tutti mi dicevano che era il meglio per i giovani. Era il meglio per vivere. Non volevo cose straordinarie. Volevo solo vivere facendo quello che piaceva a me. Per qualche tempo godermi me stesso interamente per quello che sono. So che sembra un discorso molto egoistico ma sentivo di averne bisogno.
“…Tutto questo giro di parole Fede, è per dirti una cosa che mi sta girando in testa da tempo. Ho deciso di trasferirmi via dall’Italia…per un po’ non per sempre, ma sento il bisogno di starmene per conto mio e cercare il mio tempo. Il mio battito. Quel ritmo vitale che tutti abbiamo e che pochi riescono a cogliere e valorizzare al massimo. Riuscirò a trovarlo e tornerò credimi. Tengo a te ma devo andare via. Spero capirai…..”
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